Il kayak da mare

Attrezzatura per il kayak da mare

Tre cose non si negoziano: la barca giusta, l’aiuto al galleggiamento indossato, il paraspruzzi. Il resto si aggiunge col tempo.

Chi comincia tende a comprare l’ordine opposto, cioè prima gli accessori e poi le cose che tengono a galla.

La barca

Un kayak da mare deve avere gavoni stagni, cioè compartimenti chiusi che lo tengono a galla anche pieno d’acqua, e lifeline in coperta, le cime perimetrali fondamentali durante una risalita, un soccorso o un rimorchio.

Per le attività Sottocosta serve uno scafo di almeno 450 centimetri. Non lo impone la Federazione Italiana Canoa Kayak (FICK), che per le discipline non agonistiche non fissa misure: lo chiede l’associazione. La soglia nasce dal fatto che i kayak da noleggio balneare stanno in genere sotto i 420.

Attrezzatura kayak da mare, la barca: ponti di kayak visti dall’alto, con i tappi dei gavoni stagni e le lifeline in coperta

Salvagente o aiuto al galleggiamento

Salvagente è la parola con cui lo cercano tutti, e vale la pena spiegare perché non è quella giusta.

Un salvagente vero, quello da 100 newton in su, è progettato per girare sul dorso una persona incosciente e tenerle la bocca fuori dall’acqua. Ha un collare voluminoso, e in kayak ti impedirebbe di ruotare il busto, che è il gesto con cui si pagaia.

Quello che si usa in kayak è un aiuto al galleggiamento: circa 50 newton, spalle libere, tasche davanti, e presuppone che tu sia cosciente e sappia nuotare. Sostiene, non salva.

La differenza si sente in un caso solo, ed è il caso peggiore. Per questo si indossa sempre, anche a venti metri da riva e anche ad agosto.

La norma di riferimento in Europa è la EN ISO 12402, che stabilisce anche i simboli che devono comparire sul dispositivo in base all’omologazione. Guardando l’etichetta si capisce in quale categoria rientra.

Il paraspruzzi

È il telo che chiude il pozzetto e impedisce all’acqua di entrare. Si aggancia al bordo e si sgancia spingendo su una maniglia.

La maniglia va tenuta fuori, sempre. È l’unico errore di questa lista che può diventare grave: un paraspruzzi con la maniglia finita dentro trasforma un rovesciamento banale in un problema serio.

Come ci si veste

L’acqua toglie calore molto più in fretta dell’aria, e in Italia il mare resta freddo fino a giugno inoltrato.

  • Muta o abbigliamento tecnico adeguato alla temperatura dell’acqua, non a quella dell’aria
  • Scarpette, perché si sbarca su scogli e ricci
  • Cappello e occhiali con laccetto
  • Cambio asciutto dentro una sacca stagna

Le dotazioni di sicurezza

  • Pompa di sentina per svuotare il pozzetto
  • Coltello raggiungibile con una mano
  • Fischietto attaccato all’aiuto al galleggiamento
  • Telefono in custodia stagna, e un secondo modo per farsi vedere
Attrezzatura kayak da mare: una pagaiatrice con casco e aiuto al galleggiamento seduta accanto al kayak, con la sacca stagna in coperta

Quello che riporti a terra

Nei gavoni c’è sempre posto per un sacchetto. I rifiuti tornano a terra con te, anche quelli che trovi in acqua, e si lasciano dove si possono differenziare, non nel primo cestino del porto.

Al posto delle bottigliette, una borraccia. E un bicchiere riutilizzabile per il caffè delle soste.

Che cosa può aspettare

Pagaia di riserva (se nel gruppo qualcun altro ne ha una), carrello, GPS dedicato, pagaia in carbonio.

Sono tutte cose utili, e nessuna serve alla prima uscita. All’inizio la spesa che rende di più è un corso, perché ti dice quale attrezzatura ti serve prima che tu la compri.