Calcolo della rotta nautica
Calcolare una rotta significa rispondere a due domande: che direzione tengo, e dove finisco.
Le due risposte non coincidono quasi mai, perché fra la direzione che punti e la traiettoria che percorri si mettono in mezzo il vento e la corrente.
L’indice di questa pagina segue il programma teorico d’esame del terzo livello Pagaia Azzurra. Chi comincia adesso ci arriva dopo: il punto di partenza è Il kayak da mare.
Le tre rotte che non sono la stessa cosa
Fra la prima e la seconda c’è la declinazione magnetica, che cambia con il luogo e lentamente con gli anni ed è riportata sulle carte nautiche. Fra la seconda e la terza c’è la deviazione, che dipende dalla bussola e da cosa le sta vicino.
- Rotta vera: la direzione misurata rispetto al nord geografico, quella che tracci sulla carta
- Rotta magnetica: la stessa direzione riferita al nord magnetico, che non coincide con quello geografico
- Rotta bussola: il numero che leggi sullo strumento, magnetica più l’errore dello strumento stesso
Rotta e rilevamento
La rotta è dove stai andando. Il rilevamento è la direzione in cui vedi un punto fisso.
Servono insieme. Prendi il rilevamento di due punti riconoscibili a terra, li riporti sulla carta, e dove le due linee si incrociano sei tu. È il modo più semplice di controllare dove ti trovi senza elettronica.
La rotta che percorri non è quella che punti
Qui casca la maggior parte dei calcoli fatti a tavolino.
Se punti la prua verso un obiettivo e c’è corrente al traverso, tu quell’obiettivo lo manchi. La barca avanza nella direzione in cui la punti e contemporaneamente viene spostata di lato, e la traiettoria reale è la somma delle due cose.
La correzione si chiama angolo di deriva e si calcola componendo la tua velocità con quella della corrente. In pratica si punta a monte dell’obiettivo, di quanto basta perché lo spostamento laterale ti ci riporti sopra.
In kayak la deriva pesa più che su qualunque altra imbarcazione, perché la velocità propria è bassa: una corrente di un nodo, su una barca che ne fa cinque, è il venti per cento; sulla stessa corrente un kayak che ne fa due e mezzo perde il quaranta.
Il vento fa la sua parte
La corrente sposta lo scafo, il vento spinge anche la parte fuori dall’acqua. Su un kayak da mare la superficie esposta è poca ma il peso è basso, e con vento al traverso lo scarroccio è sensibile.
Come si traccia in pratica
- Segna partenza e arrivo sulla carta e unisci con una linea
- Misura la direzione rispetto ai meridiani
- Misura la distanza sulla scala delle latitudini, dove un primo di latitudine vale un miglio nautico
- Applica la declinazione per passare dalla rotta vera a quella magnetica
- Correggi per corrente e vento, e ottieni la direzione da tenere
- Spezza il percorso in tratti fra punti riconoscibili, così puoi verificare strada facendo
Le regole di precedenza e i segnali
Un kayak è basso sull’acqua e si vede poco. Questo cambia il modo in cui si sta in mezzo al traffico.
Il Regolamento internazionale per prevenire gli abbordi in mare stabilisce chi deve dare la precedenza a chi, e vale anche per te. Il sistema di segnalamento marittimo IALA codifica boe e fanali: sapere cosa segnala una boa evita di attraversare un canale di accesso nel momento peggiore.
Sono due materie d’esame del terzo livello, e la ragione è pratica: chi naviga lungo costa prima o poi attraversa una rotta di linea.
Trasmettere la propria posizione
Serve conoscere la posizione, e serve saperla dire.
Due formati bastano: le coordinate geografiche, e quelle polari, cioè distanza e rilevamento da un punto cospicuo riconoscibile anche da chi ti ascolta. Il secondo è spesso più veloce e più utile in emergenza.
Il punto stimato
Fra una verifica e l’altra la posizione si calcola: direzione tenuta, velocità, tempo trascorso. Il risultato è il punto stimato, che è una previsione, non un dato.
Va confrontato appena possibile con un punto reale, preso su rilevamenti o su un riferimento certo. Più passa il tempo dall’ultimo controllo, più l’errore cresce, e cresce in silenzio.
Che cosa serve avere a bordo
- La carta nautica del tratto, in versione impermeabile o protetta, fissata sul ponte
- Una bussola, da ponte o da rilevamento
- Il piano scritto, con orari previsti e punti di sbarco
- Un secondo sistema, perché l’elettronica si bagna e si scarica
Quando la navigazione diventa materia d'esame
Nel sistema di certificazione italiano la capacità di condurre una navigazione compare dal terzo livello.
Il Sea Kayak 3 si sostiene su una navigazione di una giornata con vento fino a forza 3. Il Sea Kayak 4 chiede una giornata intera di navigazione con vento fino a forza 4, lungo litorali senza approdi per un massimo di tre miglia, e fra i prerequisiti ci sono dieci rotte già percorse di almeno dieci miglia, in diverse condizioni di visibilità, di giorno e di notte.
Sono i numeri che dicono quando una rotta smette di essere un esercizio sulla carta.
Non abbiamo scelto noi che cosa mettere in questa pagina. Il suo indice è il programma teorico d’esame del terzo livello: simbologia della carta nautica, bussola di rotta e da rilevamento, tempi e distanze, meteorologia, vento, onda e maree, precedenze e segnalamento.
Lo stesso esame chiede anche una parte di conoscenze ambientali.
Prima di uscire
Il calcolo dice dove arrivi. Le ordinanze della capitaneria dicono se puoi arrivarci, e cambiano da zona a zona e da stagione a stagione.